CD acquistati il 10.06.09

· Eclipse di Lura (Lusafrica, 2009)
· Flight Box di Jefferson Airplane (Charly, 2009)
· Hemispheres di Jim Hall & Bill Frisell (artistShare, 2008)
· Last night the moon came dropping its clothes in the street di Jon Hassell (ECM, 2009)
· Live from Madison Square Garden di Eric Clapton and Steve Winwood (Reprise, 2009)
· The Eternal di Sonic-Youth (Matador, 2009)
· Written in Chalk di Buddy & Julie Miller (New West, 2009)

Videogiochi horror
(Resident Evil 5, Silent Hill: Homecoming, Dead Space, F.E.A.R.: Project Origin)
pezzo pubblicato su Alias
Le ultime quattro importanti opere videoludiche che si riferiscono – e ridefiniscono – il genere horror hanno tutte importanti – a volte contraddittori - rapporti col linguaggio cinematografico. E non è un caso. Pensiamo al primo Resident Evil che, con le sue “inquadrature cinematografiche”, con quel suo posizionare la “telecamera” strategicamente all’efficacia emotiva dell’inquadratura piuttosto che funzionalmente al gameplay, ancor oggi suscita dibattiti ludologici sulla maggiore o minore o nulla cinematograficità del medium videoludico. E anche con quelle inquadrature Resident Evil inventava una nuova declinazione dell’horror videoludico sotto forma del “survival horror”. Oggi, con l’ultima sua incarnazione, Resident Evil 5 (anche se in realtà il passaggio alla semisoggettiva avviene col quarto), la serie passa dalle telecamere fisse alla telecamera che segue il personaggio alle spalle (a là Gears of War): si può dire anche che avviene un passaggio dal “survival horror” ad una sorta di “action-adventure horror”? O
piuttosto che Resident Evil si è adeguato ad essere un (banale?) shooter 3D in terza persona con gli zombi per sfruttare al meglio non tanto il “montaggio” quanto la qualità delle immagini consentita dalla potenza di calcolo a disposizione sui PC e sulle console odierne? Lasciamo per ora in sospeso la questione per osservare come RE5 non arrivi sul mercato da solo, ma come al contrario gli faccia compagnia un film in CGI (alla maniera di Final Fantasy: The Spirits Within e di Advent Children) come Resident Evil: Degeneration che, in versione Blue-ray Disc, esprime in maniera sbalorditiva e “muscolare” il dettaglio e la perfezione dell’immagine come uno dei principali traguardi dei creatori della serie.
Questa complementarità tra immagine videoludica e cinematografica si ripropone in maniera apparentemente identica per un gioco uscito l’anno scorso, Dead Space, di cui di recente è uscito il film Dead Space: la forza oscura che funge da prequel. In realtà però, l’operazione di Dead Space è profondamente diversa. Degeneration appare più che altro un prodotto videoludico abortito che è stato recuperato con la realizzazione di un film troppo basato sulle cinematiche dell’ipotetico gioco e in cui, specialmente dopo l’inizio al fulmicotone, si sente eccessivamente l’assenza di sequenze d’azione, che di solito nel gioco sono rappresentate dal play. In Dead Space invece gioco e film si incastrano in una perfetta complementarità: già nel gioco
venivano proposti elementi che rimandavano alla storia precedente (un’astronave incaricata di recuperare risorse da pianeti alieni che individua un oggetto, il “marchio”, potenzialmente molto importante per una setta religiosa; dopo averlo trasportato a bordo tuttavia l’equipaggio comincia a morire e a trasformarsi in mostri letali e il team di comando si divide in base alla fede religiosa) e che rimanevano solo parzialmente esplicitati nel gioco che narra di un’astronave di supporto che deve indagare ed aiutare la nave mineraria. E se il gioco non ha particolari elementi innovativi (si tratta anche qui di uno shooter 3D contro mostri), estremamente interessante è la dicotomia estetica tra gioco e film. Mentre il gioco è in CGI
come RE5 e Degeneration, il film si appoggia alla tradizionale animazione (2D) che riesce a sopperire egregiamente alla mancanza d’interattività spingendo a fondo l’acceleratore dello splatter, tanto da ricordare i fumetti dell’omonimo sottogenere di moda negli anni ’90. I due Resident Evil invece condividono esclusivamente gli elementi di giustificazione narrativa (il virus zombificante in mano alle organizzazioni terroristiche con lo zampino rapace delle case farmaceutiche) ma il gioco ci mette nei panni di Chris Redfield oltre che del nuovo personaggio femminile Sheva, mentre i protagonisti del film sono Claire Redfield e Leon S. Kennedy.
Gli altri due giochi non possono vantare una specifica produzione cinematografica (almeno: non legata alle ultime uscite videoludiche) ma non di meno si rifanno esplicitamente a tale mondo. Si tratta del quinto episodio di Silent Hill: Homecoming e del secondo di F.E.A.R.: Project Origin. In Homecoming la saga di Silent Hill guarda al film che essa stessa ha ispirato (diretto da Christophe Gans nel 2006) recuperando esplicitamente i mostri presenti nello stesso, come ad esempio le infermiere senza volto o Pyramid Head, anche se la storia (un giovane militare che ritorna nella sua cittadina natale, limitrofa a quella di Silent Hill, per cercare il fratellino scomparso assieme a tanti altri bambini) non ne giustifica la presenza. In più Homecoming mantiene il sistema a “telecamere virtuali” e la necessità di gestire oculatamente i confronti con i mostri facendo sì che l’opzione fuga sia spesso la preferibile.
Ben diversa ovviamente l’impostazione di FEAR2, se non altro perché si tratta di uno sparatutto in prima persona. Come nel primo episodio, impersoniamo un agente d’una squadra speciale che deve rimediare agli sconquassi provocati dalla produzione di soldati geneticamente modificati da parte della Armacham. Il materiale genetico utilizzato proviene da Alma, una ragazzina dall’elevatissimo potenziale “telestesico” prima segregata e costretta a gravidanze artificiali, poi sospesa in stasi criogenica solo per scoprire che unicamente col potere della mente può controllare i soldati potenziati col suo codice genetico. Esattamente come il primo episodio, FEAR2 è uno sparatutto tradizionale (l’unica novità viene dall’utilizzo in alcune fasi di mech da combattimento) che
unisce varietà di situazioni e coerenza di sviluppo alle improvvise visioni di Alma bambina e adulta che s’insinuano nella realtà del protagonista. Lo stile di tali visioni riprende l’horror cinematografico giapponese e riesce ad essere veramente disturbante nel contesto tradizionale dello sparatutto, anche se tutto sommato FEAR2, rispetto agli altri tre esempi citati, è il gioco in cui minore peso ha la storia (ingarbugliata e lacunosa) e l’horror dipende quasi esclusivamente dalla sensazione di terrore che le apparizioni di Alma suscitano nel giocatore.Recensione dei romanzi tratti da Brothers In Arms e da Metal Gear Solid (Multiplayer.it) preparata per il manifesto, ma non pubblicata
Qual è il modo maggiormente proficuo per trasformare in romanzo una trama videoludica? Due risposte opposte ci vengono fornite da Raymond Benson e da John Antal con le “novelization” rispettivamente di un classico videoludico come Metal Gear Solid e dell’ultima produzione della serie bellica di successo Brothers In Arms. Entrambi americani, entrambi si occupano di scrittura per i videogiochi: Antal – veterano dell’esercito – è consulente di operazioni militari per la Gearbox, la società che ha sviluppato i giochi della serie Brothers In Arms ambientato nel contesto della Seconda Guerra Mondiale; Benson ha lavorato alle sceneggiature di svariati giochi tra cui la famosa serie di Ultima per poi diventare lo scrittore ufficiale dei romanzi dedicati a 007 e quindi tornare ai videogiochi realizzando con lo pseudonimo di David Michaels la
serie narrativa legata a Splinter Cell ideato da Tom Clancy. Anche per il diverso “peso” delle due serie videoludiche, la decisione degli scrittori è stata diametralmente opposta. Benson ha optato per un approccio fedele alla trama riducendo la complessità legata alla dimensione ludica (e “meta-ludica”) del videogioco. Ad esempio il famoso episodio in cui, per sconfiggere Psycho Mantis occorre scollegare fisicamente il pad dalla console (ricordiamo che MGS venne pubblicato nel 1998 per la prima Playstation Sony) e collegarlo al secondo slot. In quell’occasione Psycho Mantis asserisce di avere il controllo dell’hardware e di poter addirittura leggere il contenuto della scheda di memoria collegata alla console, facendo contemporaneamente vibrare furiosamente il pad in modo che il giocatore non possa controllare adeguatamente il protagonista, Solid Snake, e permettergli di mirare con le proprie armi all’antagonista. Questa evidente e geniale trovata meta-ludica viene del tutto glissata nel romanzo che sostanzialmente ripropone la trama del videogame arricchita al più da qualche pennellata psicologica.
Al contrario John Antal, avendo a che fare con un gioco che non ha nella storia il punto di forza maggiore, riprende i protagonisti principali del gioco appena uscito (Hell’s Highway) e della serie stessa Brothers In Arms, riprende gli avvenimenti narrati anche nel gioco (l’operazione Market Garden con cui gli Alleati tentarono, senza successo, di impossessarsi dell’industria del Terzo Reich nel bacino della Ruhr passando per il controllo dei Paesi Bassi con l’obiettivo di concludere la guerra entro Natale del ’44) ma introduce nuovi personaggi ed eventi per approfondire lo spessore della narrazione. In particolare Antal contrappone al Sergente maggiore Mathew Baker (che è poi il personaggio controllato nel gioco) della 101° Divisione Aerotrasportata dell’esercito americano,
il suo pari in grado Wilhelm Graf, dei paracadutisti tedeschi. Graf viene descritto come un veterano della campagna russa, come un patriota fervente ma non al punto da cadere negli eccessi delle SS ed anzi, nonostante le medaglie guadagnate sul campo egli si ritrova ad essere ancora solo “oberfeldwebel” proprio per essersi scontrato apertamente contro la crudeltà e l’ottusità delle SS. Il romanzo si muove dunque tra questi due personaggi speculari (entrambi preoccupati della sicurezza dei propri subordinati, entrambi in possesso di un’estrema intelligenza tattica, entrambi in una sorta di simbiosi con il grado a loro immediatamente inferiore) ed alcuni protagonisti minori costruendo il pathos in attesa del confronto finale tra i due. Il tutto calato in una narrazione bellica tutto sommato tradizionale ma efficace con tanto di cartine delle operazioni e disegni dei mezzi e delle armi utilizzate.
Dal punto di vista narrativo sicuramente Brothers In Arms: Hell’s Highway riesce a reggersi in piedi da solo, senza il supporto del videogioco da cui pure dichiara di essere tratto. Al contrario il romanzo di Benson non può fare a meno di esso. Un po’ per la maestria dell’autore di quest’ultimo, Hideo Kojima, che ha sì creato un gioco stupendamente narrativo, ma dove la parte ludica non è assolutamente subordinata alla narrazione, anzi dove le due componenti si compenetrano vicendevolmente in modo complementare e indistricabile. Proprio per questo alcuni passaggi dei suoi giochi – che pure paiono ai ludologi insopportabilmente narrativi, infarciti di interminabili sequenze non interattive, e quindi non-giochi – risultano oscuri se privati della controparte ludica. Ed è proprio quel che succede nel romanzo in cui quasi ogni pagina rimanda al videogioco per una comprensione completa della storia. Certo questo non significa che il Metal Gear Solid di Benson non sia scorrevole o avvincente, ma semplicemente che non è sufficiente la lettura del libro per la comprensione della vicenda. Anzi esso sembra deliberatamente rimandare all’esperienza videoludica quando omette particolareggiate descrizioni delle azioni dell’eroe che si deve muovere continuamente nascondendosi dalle onnipresenti guardie e/o telecamere di sorveglianza, con il risultato di un pesante e prolungato senso di tensione e pericolo che coinvolge il giocatore, sensazione di cui il lettore deve riappropriarsi non tramite la lettura, ma piuttosto tramite un esercizio di memoria che la lettura serve a favorire.
Entrambi i libri sono pubblicati da Multiplayer.it edizioni, acquistabili in libreria o direttamente sul sito dell’editore.
cd acquistati mercoledì 27 maggio
· 21st Century Breakdown di Green Day (Reprise, 2009)
· 25 o’Clock di XTC as The Dukes of Stratosphear (APE House, 2009)
· A Cabinet of Curiosities di Jane’s Addiction (Rhino, 2009)
· Avoid the Light di Long Distance Calling (Superball Music, 2009)
· Gulf Coast Highway di Eric Lindell (Alligator, 2009)
· In Principio di Arvo Part (ECM, 2009)
· Kantrimiusik di Mauricio Kagel (Winter & Winter, 2008)
· Moderat (BPitch Control, 2009)
· Move Together di Ndidi O (naïve, 2009)
· Piety Street di John Scofield (Emarcy, 2009)
· Psonic Psunspot di XTC as The Dukes of Stratosphear (APE House, 2009)
· Studies for Player Piano di Conlon Nancarrow, Calefax Reed Quartet, Ivo Janssen (MDG, 2009)
· Stunt di Fabrizio Bosso & Antonello Salis (Parco della Musica, 2008)
· Tales of a Kleptomaniac di Laurent Garnier (Pias, 2009)
· The Complete Edition di Ennio Morricone (GDM, 2008)
· Wavering Radiant di Isis (Core, 2009)

CD ACQUISTATI L’11.05.2009
- 13 di Mozart/Berg/Boulez (Decca, 2008)
- Crack The Skye di Mastodon (Reprise, 2009)
- Le voci sottovetro, Infinito nero di Salvatore Sciarrino (Kairos, 1999)
- Lobster Leaps In di The Microscopic Septet (Cuneiform, 2008)
- Luci mie traditrici di Salvatore Sciarrino (Kairos, 2001)
- Midnight At The Movies Justin Townes Earle (Bloodshot, 2009)
- No hay caminos, hay que caminar… Andrej Tarkowskij; “Hay que caminar” sognando; Caminantes… Ayacucho di Luigi Nono (Kairos, 2007)
- Outside Love di Pink Mountaintops (Jajaguwar, 2009)
- Player Piano 1: studies 1-12 di Conlon Nancarrow (MDG, 2006)
- Player Piano 3: studies 13-32 di Conlon Nancarrow (MDG, 2007)
- Player Piano 5: studies 33-41c di Conlon Nancarrow (MDG, 2007)








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CD acquistati il 22 aprile 2009
- A Stranger Here di Ramblin’ Jack Elliott (Anti, 2009)
- Middle Cyclone di Neko Case (Anti, 2009)
- Donna Ginevra di Ginevra Di Marco (Materiali Sonori, 2009)
- Heavy Ghost di D.M. Stith (Asthmatic Kitty, 2009)
- Orchestral Works di Luciano Berio (Col Legno, 2008)
- LotusFlow3r di Prince (NPG, 2009) [con Elixir di Bria Valente e MPLsound di Prince]
- Hazyville di Actress (Werk Discs, 2009)







THE 2008 BEST MUSIC imho
10: Andrea Rossi Andrea e Ground Plane Antenna – Baudrillard est mort
09: S.M.V. – Thunder
08: Red Snapper – Pale Blue Dot
07: Griffin House – Flying Upside Down
06: Motorpsycho – Little Lucid Moments
05: No Age – Nouns
04: Neil Diamond – Home Before Dark
03: The Kills – Midnight Boom
02: Kaki King - Dreaming of Revenge
01: Xavier Rudd - Dark Shades of Blue
CD ACQUISTATI IL 30.03.09
· Carboniferous di Zu (Ipecac, 2008)
· Courtcase 2000 di Cats In Paris (aA, 2008)
· Guai ai gelidi mostri, Quando stanno morendo. Diario polacco n. 2 di Luigi Nono (Neos, 2008)
· Keep It Hid di Dan Auerbach (V2, 2009)
· Le Temps et l’Écume, Les Chants de l’Amour di Gérard Grisey (Kairos, 2008)
· Music for Keyboard Instruments di Iannis Xenakis e Daniel Grossman (Neos, 2008)
· Notturni di Patrizio Fariselli (Auditorium)
· Orchestral Works (Variazioni, Allegoria della note, Frammento e Adagio, Morte di Borromini, I fuochi oltre la ragione, Recitativo oscuro, Il suono e il tacere, Shadow of sound) di Salvatore Sciarrino, Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, Tito Ceccherini (Kairos, 2008)
· Songs of the Pearl di Arbouretum (Thrill Jockey, 2009)
· The Piano Concertos di Chopin, Lang Lang, Wiener Philharmoniker, Zubin Mehta (Deutsche Grammophon, 2008)










Recensione di CROCODILE ROCK di Carl Hiaasen
pubblicata sul Manifesto di domenica 15 marzo 2009
Delizioso! E se non è frequente usare un aggettivo del genere per un romanzo, è sicuramente ancor più raro farlo con un thriller. Tra i pochi esempi possibili forse potremmo mettere la serie degli ineffabili cinque del recentemente scomparso Donald Westlake. Ma proprio ai migliori romanzi humor-polizieschi di Westlake può essere paragonato questo Crocodile rock di Carl Hiaasen (Meridiano zero, 382 p., € 17,50), autore americano che ha avuto il picco della popolarità da noi in occasione dell’uscita cinematografica di Striptease, film del 1996 di Andrew Bergman con Demi Moore e Burt Reynolds tratto da un suo omonimo romanzo. Oggi riprende ad occuparsi di lui la casa editrice padovana Meridiano zero traducendo Basket Case, del 2002. E si tratta, come detto all’inizio, di un romanzo delizioso dove s’intrecciano non solo crimine e umorismo, ma anche niente affatto scontate considerazioni sul giornalismo e sul panorama economico in cui si muove la stampa, e dimostrando una grandiosa passione per la musica rock, quella vera, fatta di note, sudore, sangue e sesso (e tanta droga), non i quattro quarti tutti uguali delle musichette scritte apposta per scalare le classifiche. E in questo il parallelo che viene in mente è con lo scrittore francese Jean-Claude Izzo, che pure per altro non potrebbe essere più diverso, ma che come Hiaasen lascia respirare al lettore la musica che egli e i suoi protagonisti ascoltano, non concedendo mai un riferimento facile ai nomi da classifica ma costruendo un continuo gioco di rimandi che deliziano l’appassionato vero. Hiaasen si fa pure aiutare, per il testo della canzone al centro dell’intrigo poliziesco, da Warren Zevon, scomparso poi l’anno seguente.
Tutto comincia da un “coccodrillo”, ovvero da un necrologio (da qui anche il titolo italiano) che Jack Tagger, giornalista in disgrazia di un quotidiano di provincia della Florida, deve scrivere sulla scomparsa durante un immersione di James Stomarti, alias Jimmy Stoma, ex cantante e leader degli Slut Puppies, una band che nella finzione del romanzo avrebbe influenzato addirittura i Red Hot Chili Peppers prima di sciogliersi e scomparire dalla volubile attenzione dei fan. L’istinto da cronista di Tagger fiuta l’intrigo intervistando la moglie – giovane stellina del pop balzata alla notorietà per aver girato un video col pelo pubico bene in vista – e la sorella di Stoma, che si mantiene con chat-line a luci rosse. Districandosi tra improbabili guardie del corpo e produttori improvvisati, tra vecchie star del rock col cervello bruciato, ma soprattutto dribblando i nuovi proprietari del quotidiano – una società editrice di svariati quotidiani in tutti gli Stati Uniti con sede in California e più interesse a tenersi buoni gli inserzionisti che a seguire le notizie – Tagger scopre un hard disk con le registrazioni a vario livello di mixaggio di un nuovo album solista di Stoma. Al centro di tutto la canzone Shipwrecked Heart che avrebbe potuto diventare un formidabile hit.
Se già l’intreccio si preannuncia un divertente slalom tra gli eccessi del rock e i virtuosismi delle indagini giornalistiche riviste e corrette da un età che sembra non averne più bisogno, al centro di tutto c’è la figura del protagonista: da un lato capace professionista dell’informazione e perciò frustrato in massimo grado nel fare un lavoro che consiste nel ricucire brandelli di articoli d’archivio per poter descrivere brevemente l’esistenza di celebrità locali testé scomparse; dall’altro nevrotico ossessionato dalla morte che continua a paragonare la propria età a quella del decesso di celebrità della musica e della letteratura. Un appassionato infine di musica, tanto da conoscere tutta la musica pop americana e da riconoscere un’artista fasullo quando lo vede. Insomma un eroe recalcitrante, terrorizzato dalla possibilità di vedere un cadavere ma col sangue freddo sufficiente per colpire in testa un rapinatore con un varano congelato. E la cosa più improbabile e divertente è che sarà proprio Jack a decidere da ultimo delle sorti del giornale, rivendicando in modo “romantico” la priorità delle notizie vere – esattamente come quella del rock vero – sugli affarismi e sugli arrivismi reciproci di editori e presunte star.
Sito ufficiale di Hiaasen: http://www.carlhiaasen.com/index.shtml
CD ACQUISTATI IL 02/03/09
· Black Diamond di Buraka Som Sistema (Fabric Enchufada, 2008)
· Hold Time di M. Ward (4AD, 2009)
· Hyper di Eric Vloeimans (Challenge Jaz, 2008)
· Immolate Yourself di Telefon Tel Aviv (Bpitch Control, 2008)
· Lohengrin di Salvatore Sciarrino (Ricordi, 1984)
· No Line On The Horizon di U2 (Universal-Island, 2009)
· Threshold of Night, Conspirare di Tarik O’Regan (Harmonia Mundi, 2008)






